LA NOSTRA IDEA DI UN “SISTEMA DI TUTELE A DOPPIO BINARIO” PER CONIUGARE RAPPRESENTANZA MILITARE INTERNA E ASSOCIAZIONISMO PROFESSIONALE ESTERNO, RISPOSTA ALLA LETTERA DI UN SOCIO FICIESSE – di Giuseppe Fortuna  (23 maggio 2003)

ssRipropongo la lettera e la risposta che pubblicammo sul sito www.ficiesse.it nel 2003 su temi oggi di grande attualità

Il 12 aprile scorso abbiamo pubblicato una lettera del signor S. S. da noi titolata “Impressioni a margine di un convegno”. La riproduciamo per introdurre la risposta del direttore di questo sito.

Gentile direttore, le scrivo perché vorrei darle alcune personali impressioni che ho avuto circa il congresso ed anche qualche modesto contributo alla discussione. La riunione è avvenuta in un contesto temporale assai infelice, visto la concomitante situazione internazionale ed i relativi impegni istituzionali e politici delle autorità, ma, tant’è, la storia va avanti per conto suo ed anche la vita, quindi …

La conseguenza probabilmente è stata una minore adesione delle autorità rispetto il primo congresso (o sbaglio?); d’altra parte nel 2001 c’era una maggioranza forse più vicina alle nostre aspirazioni, o per meglio dire meno lontana, e pertanto era difficile immaginare una larga adesione delle cariche del centrodestra. Gli ordini di scuderia dello schieramento in merito alle nostre problematiche penso che non siano di adesione, salvo tesi minoritarie (vgs. On. Ascierto, che comunque da solo può fare ben poco). Questo comunque non deve far desistere dal raccogliere adesioni in tutti gli schieramenti, anche da quelli che sembrano più refrattari; a tal proposito sarei curioso di sapere se alle parole del deputato di AN ospite (l’onorevole Enzo RAISI, NDR) seguiranno anche dei fatti, tipo un appoggio alle tesi di ALFANO e/o ASCIERTO. Sono comunque contento che degli “amici” come GRANDI (molto chiaro e lucido nel suo intervento) e LUMIA siano rimasti vicini all’Associazione; dovrebbero però convincere anche ANGIONI!

L’attenzione a mio avviso si è così necessariamente spostato dall’atteggiamento istituzionale all’apporto che invece possiamo dare noi come singoli interessati, ed in primo luogo tutte le associazioni. Sono veramente felice che siano state coinvolte le altre associazioni perché a mio avviso l’unico mezzo per arrivare ad una vera riforma è una vasta spinta lobbistica sui politici. Capisco che l’approccio al problema è spesso molto diverso ma riguarda più le forme che i contenuti.

Mi sembra giusto evitare gli atteggi aggressivi e inutilmente polemici che potrebbero creare sospetti in alcune parti politiche. Inoltre, mi sembra che le altre associazioni si concentrino più sui problemi del trattamento economico e dello stato giuridico dei militari, soprattutto in questo periodo con il problema del cd. riallineamento delle carriere. Non li biasimo per questo e comprendo la spinta che viene dalla base (probabilmente anch’io mi sentirei come loro), però a mio avviso si rischia di perdere di vista che la vera soluzione dei problemi passa per la riforma della rappresentanza militare.

Comunque, in fondo questo è l’obbiettivo che abbiamo tutti (esercito, gdf, carabinieri etc.) e quindi sono assolutamente contento circa la proposta di Ficiesse di costituire un team di studio tra le associazioni sull’argomento. Anzi, io spingerei la cosa anche oltre, per creare un vero e proprio coordinamento tra le associazioni anche nei rapporti esterni, naturalmente solo per il problema della riforma della rappresentanza militare.

Ritengo anche degno d’interesse la proposta fatta dall’Amid di collegare Ficiesse al tavolo dell’Europa meridionale; a tal proposito mi sono sempre chiesto perché la Ficiesse non aderisca all’Euromil. Purtroppo in Italia da soli non penso che si riuscirà ad ottenere i Diritti che tu hai citato con forza.

La sua relazione introduttiva è stata molto chiara ed esaustiva circa gli avvenimenti accaduti, la situazione attuale ed i passi futuri e mi volevo complimentare per questo.

Vorrei soffermarmi solo su due passaggi.

Circa le dichiarazioni di Frattini riporti che il Ministro disse che il DLgs 195/95 non ha avuto una puntuale attuazione e mi sembra che tu sia d’accordo su questo. Io mi sono riletto attentamente l’audizione e credo che vi sia un grosso equivoco da parte di molti, anche dei deputati. Si è detto che non è chiaro il ruolo dei Cocer, cioè che non sono reali controparti del Governo nella concertazione come invece prevederebbe la legge. A mio avviso però il ruolo dei Cocer voluto dalla norma non è (purtroppo) quello di controparte nella concertazione. Infatti aldilà del fatto che la norma (mi sembra l’art. 7) è scritta male e non si capisce bene chi fa cosa, se andiamo a vedere la legge delega, questa parla esplicitamente di “concertazione interministeriale”. Quindi le parti sono in realtà le delegazioni ministeriali, nelle quali sono inseriti i Cocer (è una annotazione che aveva fatto anche un deputato nel corso dell’audizione). Pertanto, finché ci sarà scritto “concertazione” invece di “contrattazione” il ruolo dei Cocer sarà sempre sacrificato.

Altro problema è invece quello dei Comandi generali e degli Stati maggiori. Nella legge delega non se ne parlava e quindi si potrebbe dire (con una tesi un po’ stiracchiata) che c’è un eccesso di delega. Comunque basterebbe che il Cocer potesse parlare direttamente con il Ministro per eliminare gran parte delle incomprensioni sui ruoli: si ricordi che Frattini disse che non sapeva da chi venissero effettivamente le richieste, se cioè dal Cocer oppure dallo Stato Maggiore!

Concordo con la sua ipotesi di doppia rappresentanza, una istituzionale ed una associativa.

Un esempio è quello che avviene nella magistratura, dove i rapporti istituzionali sono tenuti dal CSM ma nel contempo i singoli magistrati si riconoscono in varie associazioni (Magistratura democratica, Magistratura indipendente, Unicost, etc.). Anche per i magistrati è essenziale l’imparzialità politica, come dice Lavagnini per i militari, ma nessuno si sogna di invocarne la soppressione. Il problema per i militari sarebbe molto meno complicato visto che i Cocer non avrebbero competenze disciplinari o di carriera come il CSM.

Con questo chiudo questa lunga lettera sperando di non aver tediato. Auguro a lei e agli altri del Direttivo un buon lavoro, incoraggiandovi a non mollare perché l’associazione è una luce per uscire dalla notte. Abbiate fiducia perché non siete soli.

Saluti. S.S.

 RISPONDE IL DIRETTORE DEL SITO

Cerchiamo di rispondere alle numerose sollecitazioni del signor S. S. affrontando i principali temi nell’ordine in cui sono stati proposti. 

 

Afflusso delle autorità al Congresso Ficiesse del 22 marzo

La flessione nella presenza di autorità nell’ultimo Congresso straordinario rispetto a quello del 2001 va attribuita certamente al concomitante avvio delle operazioni militari in Iraq.

La Commissione Difesa della Camera, ad esempio, come il suo presidente, onorevole Luigi Ramponi, ha evidenziato in una cortese lettera inviataci il 21 marzo, è stata riunita in seduta permanente a Monte Citorio, mentre il Sottosegretario alla Difesa, Filippo Berselli, che solo tre giorni prima aveva garantito la sua presenza, sia per telefono sia per iscritto, ha dovuto rinunciare all’ultimo momento.

Anche per questo dobbiamo essere doppiamente grati agli onorevoli Grandi, Lumia e Raisi che, nonostante la drammaticità delle notizie che venivano dal medio oriente, hanno deciso di essere ugualmente con noi.

 

Maggiore sensibilità dei partiti di centrosinistra al progetto dell’Associazione

Le idee della nostra Associazione non hanno colore politico.

Temi come quelli della qualità del servizio ai cittadini, della trasparenza, della prevenzione dell’evasione fiscale o delle cause della corruzione nell’amministrazione finanziaria stanno a cuore a tutto il Paese e non soltanto a questa o a quella parte.

Piuttosto, è vero che c’è stata una diversa risposta da parte dei due schieramenti alla nostra richiesta di aderire a Ficiesse fatta all’indomani della diffusione della circolare cui eravamo stati considerati sindacato. Basti pensare che dei 42 parlamentari iscritti, soltanto uno fa parte della Casa delle Libertà, mentre tutti gli altri appartengono all’Ulivo.

Ha ragione, quindi, il signor S. S. quando dice che dobbiamo impegnarci di più nella ricerca del dialogo e del confronto con tutte le parti: gli argomenti li abbiamo, sono vincenti e quindi dobbiamo insistere con fiducia ed entusiasmo.

 

Rapporti con le altre associazioni nazionali ed europee

La ricerca di sinergie con i soggetti nazionali ed europei che condividono le nostre idee e il nostro progetto è un obiettivo strategico di Ficiesse.

Con le altre associazioni italiane che si rivolgono al mondo militare, e in primo luogo con Amid, Assodipro e Unarma, abbiamo stabilito da tempo rapporti eccellenti e li stiamo consolidando attraverso iniziative comuni, come il team di studio e di progetto in tema di riforma della legge sulla rappresentanza militare.

Con le associazioni europee stiamo per stabilire un contatto permanente attraverso EUROMIL, l’organizzazione che riunisce 30 associazioni di 19 diversi paesi europei. Una decisione sul punto sarà presa dal Direttivo convocato per il 7 giugno prossimo.

La dimensione sovranazionale, d’altra parte, è fondamentale per il futuro e abbiamo constatato che i nostri politici sono giustamente molto interessati a conoscere ciò che avviene negli altri stati europei e ad apprezzare le soluzioni adottate con successo dalle organizzazioni militari straniere.

 

Un possibile nuovo modello di tutela degli interessi del personale militare

Ma lo snodo più importante, come giustamente nota il signor S. S., sarà quello della riforma della legge sulla rappresentanza militare.

Qual è in merito, la nostra posizione?

Noi siamo convinti che l’approdo a cui bisogna tendere sia la concessione del sindacato ai militari. Certamente, un sindacato con alcune limitazioni in materia di sciopero, a causa delle particolari funzioni dei comparti difesa e sicurezza, ma comunque un sindacato vero e pieno. Organismi, cioè, che negozino contratti sedendo dalla parte opposta di quella dei ministri e dei comandi generali, che svolgano attività di tutela individuale degli iscritti, che organizzino la tutela legale per coloro che vogliano far valere i propri diritti e interessi legittimi davanti all’autorità giudiziaria.

Non condividiamo l’opinione di chi afferma che l’apertura al sindacato pregiudicherebbe la coesione e l’operatività degli apparati militari. Non hanno forse coesione organismi sindacalizzati come la Polizia di Stato e i Vigili del fuoco? Non rischiano anche loro la vita per la sicurezza dei cittadini?

Si tratta, secondo noi, di slogan tanto suggestivi, quanto infondati, sui quali non val la pena soffermarsi in questa sede.

Ben altra attenzione merita, invece, l’opinione per la quale potrebbe essere conveniente operare un ulteriore passo verso il sindacato senza concedere ancora pienamente tale diritto.

Alla base di questa riflessione c’è il convincimento di molti politici che non vi sarebbero ancora le condizioni politiche, organizzative e culturali, per compiere in tempi brevi il passo definitivo.

Si ha paura, più specificamente, che un’apertura immediata al sindacato possa portare:

– alla proliferazione di organizzazioni attente piùagli interessi particolari di categorie e settori che non all’interesse generale;

– alla politicizzazione del personale;

– a un insostenibile aumento della conflittualità interna alle strutture.

Non sappiamo se tali rischi siano reali, ma è certo che una cultura sindacale matura e consapevole ha bisogno di tempo e di serenità per consolidarsi, mentre oggi c’è troppo malessere, troppa diffidenza; in qualche caso, anche troppa animosità. Inoltre, è probabile che gli attuali dirigenti militari non sappiano trattare con sindacati “veri e pieni”, ne possano aver paura e non siano in grado di gestire il confronto.

Per tutti questi motivi, chi scrive non è contrario a una novella legislativa che faccia un passo avanti, grande, significativo, verso il sindacato, anche senza raggiungere ancora compiutamente tale meta.

Quello che è certo è che si dovrà trattare di un sistema in grado di rispondere con immediata concretezza alla fortissima domanda di tutela e di maggiore coinvolgimento che sale da molti anni, con tanta chiarezza, dal popolo con le stellette.

Insomma, si dovrà trattare di una evoluzione evidente verso il sindacato e non di una presa in giro.

Tutti dovranno percepire, dalle loro esperienze personali, che le cose sono cambiate, che si può cominciare ad essere meno diffidenti e più fiduciosi nei confronti delle linee gerarchiche e dei nuovi organismi.

Per ottenere tale fondamentale risultato, noi pensiamo a un sistema basato su due componenti: da una parte, gli organi interni della rappresentanza (Cobar, Coir, Cocer), dall’altra, le associazioni professionali. Due soggetti con funzioni e competenze distinte, ma la cui somma deve esattamente corrispondere al complesso delle competenze di un sindacato vero e pieno.

Proviamo e spiegarci meglio.

Le principali competenze di un sindacato si raggruppano in sei categorie di attività:

1) tutela collettiva, che si esplica specialmente attraverso la contrattazione di primo e secondo livello;

2) controllo sull’attuazione del contratto nei diversi ambiti territoriali;

3) tutela individuale, per risolvere bonariamente le controversie e limitare i ricorsi all’autorità giudiziaria;

4) controllo sull’attuazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro;

5) tutela legale, attraverso convenzioni con studi di professionisti e “ricorsi pilota”;

6) informazione e dibattito, i più ampi, attraverso riviste e siti internet.

Ebbene, secondo noi, si tratterebbe di attribuire una parte di tali competenze ai nuovi organi della rappresentanza militare e l’altra alle associazioni professionali.

Così, Cobar, Coir e Cocer, che si vedranno riconosciute nuove, delicatissime funzioni come la tutela individuale, potranno continuare ad essere improntati a una logica di tipo parzialmente gerarchico, con i delegati distinti per categorie e la funzione di presidente riservata al più elevato in grado.

Viceversa, le associazioni saranno improntate a una logica pienamente democratica, potranno istituzionalizzare il loro ruolo e rispondere a quelle domande che non possono essere soddisfatte dagli organi interni della rappresentanza militare (ad esempio, la tutela legale che è sempre, in qualche misura, distruttiva).

Di conseguenza, agli organi della rappresentanza militare andrebbero riservate le funzioni compatibili con la loro collocazione interna agli apparati e quindi:

– la tutela collettiva (con poteri di contrattazione per i Cocer e facoltà di proposta per Coir e Cobar);

– i controlli sull’attuazione del contratto;

– il controllo sull�attuazione della legge 626;

– la tutela individuale,

mentre le associazioni professionali si potranno occupare della tutela legale e della comunicazione interna ed esterna, attraverso le loro riviste e siti internet.

Facciamo un esempio.

Quando emerge una situazione meritevole di tutela individuale, il Cobar riceve la delega del militare, analizza la questione e la rappresenta al comandante di riferimento proponendo le possibili soluzioni. Se il comandante non può o non vuole provvedere, il Cobar può rimettere la questione all’apprezzamento del Coir affinché questi interessi il comandante superiore; e così via fino ad arrivare al Cocer e al comandante nazionale. Ovviamente, fatti salvi i rimedi interni appena descritti, il militare può decidere di rivolgersi allìassociazione professionale per avere consulenze legali ed eventualmente adire la via giudiziaria avvalendosi delle convenzioni stipulate.

Con il meccanismo descritto noi riteniamo che molte aspettative dei singoli potranno trovare un rimedio interno alla struttura gerarchica che oggi non c’è e potrà migliorare il clima di fiducia interno agli apparati con diminuzione anche dei ricorsi giudiziari.

In conclusione, è appena il caso di notare che con il sistema delineato le associazioni professionali verrebbero a svolgere anche altre fondamentali funzioni. Esse, infatti, grazie ai dibattiti e alle attività informative di siti internet e riviste, diventerebbero i luoghi naturali di selezione dei candidati degli organi della rappresentanza e di controllo del loro agire una volta eletti come delegati.

Inoltre, sarebbero in grado di offrire ai delegati quel supporto tecnico/consulenziale per la contrattazione (ma anche per tutte le altre funzioni) che oggi viene necessariamente svolto dagli uffici dei comandi generali e degli stati maggiori.

Ovviamente, nulla vieta che la legge ponga delle condizioni alla costituzione di associazioni professionali per garantirne l’indipendenza, l’autonomia e l’apartiticità.

 

GIUSEPPE FORTUNA

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