L’ERA DELLA PERSONA, EDITORIALE SUL CASO SANTORO – di Giuseppe Fortuna (3 novembre 2004)

ieneLa vicenda del maresciallo della Guardia di finanza Marco Santoro è approdata, infine, a Striscia la notizia. Proviamo a riepilogarla. Santoro effettua un accesso al fascicolo personale. Viene in possesso di una corrispondenza risalente al 1999 e apprende che la sua esclusione da un concorso per l’Accademia è stata causata, per lui e per altri dodici aspiranti in servizio nel Corpo, dalla rilevazione di una presunta patologia: “TURBE NEVROTICHE NON STRUTTURATE”. La malattia non è certa, anzi per gli stessi specialisti si tratta di “ipotesi interpretative da suffragare successivamente con ulteriori riscontri”.

Ma il fatto è che i tredici finanzieri non vengono informati e continuano a essere regolarmente impiegati in servizio. In più, il Centro di reclutamento ha raccomandato “la più discreta azione di monitoraggio del comportamento dei soggetti segnalati”, sicch il superiore diretto è stato incaricato dal comandante provinciale “di seguire attentamente il maresciallo Santoro sia in servizio che fuori di esso”.

Questi i fatti, stando ai documenti pubblicati in internet e sul forum della nostra associazione (www.ficiesse.it) dall’ispettore in questione.

Veniamo alle osservazioni.

Innanzitutto, ci sembra incontestabile che il maresciallo Santoro abbia ragioni da vendere quando si indigna per non essere stato informato di un responso così delicato riguardante la sua salute. Circostanza, questa, che gli ha impedito di tutelare i propri legittimi interessi morali e materiali e che – diciamolo pure – quasi certamente lo ha anche messo in una luce non propriamente favorevole agli occhi dei superiori locali.

Poi, c’è quella frasetta un po’ inquietante: “SEGUIRE ATTENTAMENTE LA PERSONA ANCHE FUORI DAL SERVIZIO”, cioè nella vita privata.

Che vuol dire, in concreto? Cosa fanno i comandanti quando ricevono un ordine del genere? Si tratta di prassi codificate da qualche parte, oppure ogni superiore è libero di agire come vuole? Ma, specialmente, ciò che più conta, su quali basi normative poggia tale singolare disposizione?

Ebbene, noi crediamo che dietro la vicenda di Marco Santoro e anche dietro la formuletta poco rassicurante non ci sia altro che l’approccio nella gestione del personale che noi da anni combattiamo.

“Meglio non dire nulla ai ragazzi – ci par di sentire -. Le diagnosi potrebbero essere sbagliate. Perchà© allarmarli? Meglio investire i loro comandanti. Sapranno loro come comportarsi se qualche sintomo dovesse davvero emergere.”

Nessuna volontà , quindi, ne siamo certi, di fare del male a Santoro, nessuna malafede degli specialisti, nessun malanimo dei comandanti dei diversi livelli. Solo paternalismo. Il solito stucchevole, immarcescibile paternalismo.

Il problema vero, perciò, è che i problemi del personale non possono più essere affrontati con la retorica paternalista. Perchà© non lo permettono più quei processi di trasformazione che hanno investito la società  civile a partire dal 1990 e che da qualche anno sono giunti, con energia altrettanto dirompente, anche nelle organizzazioni militari.

Una volta c’era l’organizzazione e basta. Oggi non più. Oggi ci sono anche gli individui, ai quali l’ordinamento, a torto o a ragione, riserva una considerazione e una tutela che qualche volta prevalgono perfino su interessi rilevanti dell’organizzazione. Persone con pienezza di diritti: di conoscenza, di informazione, di azione. Individui, perciò, che giustamente pretendono di essere trattati da adulti. Con i vantaggi e gli svantaggi che l’essere adulti comporta.

Signori, la politica del “Ciao, caro” è morta per sempre. Cerchiamo di rendercene conto prima che sia davvero troppo tardi.


GIUSEPPE FORTUNA
– Presidente Direttivo nazionale Ficiesse