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FORTUNA INTERVISTATO DAL QUOTIDIANO LIBERO: “SBAGLIATO E DISTORSIVO PUNTARE TUTTO SULLA REPRESSIONE, AGENTRATE E GDF VANNO VALUTATE ANCHE SULLA BASE DEGLI OUTCOMES DEGLI AUMENTI DEL GETTITO SPONTANEO DI OGNI SINGOLA PROVINCIA” (30 aprile 2014)

Libero, 30 aprile 2014, pagina 5 IL COLONNELLO CON “LIBERO”: “SI’, IL SISTEMA VA RIFORMATO”. Giuseppe Fortuna, Gdf in congedo: «II Corpo è sotto pressione e a volte ne fanno le spese i cittadini. Ma il vero nodo è stabilire leggi più chiare» – di Giacomo Amadori

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Piano piano anche moltissimi militari della Guardia di Finanza si stanno schierando contro lo Stato di polizia fiscale denunciato in questi giorni dalla campagna di Libero. Li immaginiamo mentre montano sulle scrivanie e strappano i verbali « ingiusti» come in una scena dell’Attimo fuggente.libero2

Di certo da qualche giorno, a partire dalla base, è iniziato uno smottamento. La ribellione di chi non si sente più dalla parte dei cittadini o non vuole essere dipinto come il cattivo di turno. È indubbio che tra le Fiamme gialle l’inchiesta del nostro giornale sulle storture nella lotta all’evasione stia accendendo dibattiti e raccogliendo adesioni.

Sul sito «Finanzieri Cittadini e Solidarietà» (www.ficiesse.it), « organizzazione civica» con oltre 4mila iscritti, quasi tutti militari in servizio e in congedo della Gdf, la « confessione» pubblicata dal nostro giornale del verificatore «pentito» ha fatto il botto. E ieri sera era stato letto da quasi 8.500 persone.

La Ficiesse segue da giorni la campagna del nostro giornale sulle « tangenti di Stato». Nell’editoriale di ieri era scritto: «L’articolo di Libero è il segnale di un disagio concreto e di reali problemi nella Guardia di finanza. Basta con la politica degli struzzi: il Corpo ha bisogno urgentemente di riforme».

Mentre il Comando generale della Guardia di finanza in questi giorni ha scelto di non commentare l’inchiesta del nostro giornale, colleghi ed ex colleghi in divisa, hanno deciso di non tacere: «Da quanto ci è dato sapere, per la conoscenza che abbiamo grazie ai numerosi soci in servizio nella Guardia di finanza, possiamo affermare che gran parte di quel che viene descritto corrisponda sostanzialmente alla realtà».

Ecco fatto: un’associazione di finanzieri, una sorta di sindacato per il Corpo, certifica che le parole dell’ispettore di Libero sono sacrosante. «I problemi evidenziati dall’anonimo Maresciallo sono assai spinosi e difficilmente emergono in un’organizzazione chiusa come quella militare, ma è bene che ormai si affrontino pubblicamente, senza fare gli struzzi mettendo la testa sotto la sabbia».

Secondo i finanzieri della Ficiesse i contribuenti sono realmente vittime della fame di risultati dello Stato esattore: «Ciò che conta è la statistica (il famigerato Stat), cioè quanto viene segnalato, non quanto sarà realmente incassato». Per questo, ammettono alla Ficiesse, nei verbali non mancano forzature: «Come è noto l’attività d’accertamento è in capo solo all’Agenzia, mentre la Gdf si limita a segnalare la presunta evasione. Ne può conseguire una deresponsabilizzazione da parte dei verificatori: si può segnalare il massimo possibile, anche magari grazie a forzate interpretazioni normative».

Tra gli estensori dell’editoriale, un lavoro d’equipe, c’è l’ex segretario generale della Ficiesse Giuseppe Fortuna, sessantenne colonnello in congedo della Finanza e avvocato. L’ex ufficiale è anche direttore dello sportello pubblico della Ficiesse denominato «Efficienza, trasparenza e partecipazione».

Fortuna, sembra che voi finanzieri della Ficiesse approviate la campagna di «Libero».

«Le confermo che il memoriale è sostanzialmente condivisibile. Noi da quindici anni chiediamo che la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate non puntino solo sulla repressione, ma anche sulla prevenzione e sull’adempimento spontaneo. Se la repressione è l’unica cosa che conta si rischiano le distorsioni denunciate dal vostro maresciallo».

Il «nostro maresciallo» definisce «tangenti di Stato» i pagamenti estorti ad alcune aziende. Sostiene che di fronte a un controllo il contribuente non abbia via di scampo.

«Ma di quello che dice, secondo me, il punto di maggior rilievo è un altro: la vera stortura è che lo Stato faccia cassa solo con la repressione e ciò significa che bisogna spremere i contribuenti “liquidi”. Non discuto che i miliardi provenienti dalla lotta all’evasione facciano comodo, nel breve periodo, alle casse esangui dell’Erario, ma poiché questa caccia, come di fatto viene sollecitato agli uffici sul territorio, si concentra soltanto sui soggetti solvibili, finisce per creare forti difficoltà alle imprese, ostacola la creazione di nuovi posti di lavoro ed è iniqua. A causa di questa logica dell’incasso a ogni costo, alla fine si bussa sempre alla porta dei soliti noti».

Il maresciallo denuncia una sorta di ossessione da parte dell’amministrazione pubblica per i numeri della presunta evasione.

«Per me i numeri che devono contare sono in primo luogo quelli del gettito spontaneo delle imposte e non soltanto, com’è ora, i soldoni della lotta all’evasione, le “tangenti” legali, anche se non condivido la parola, di cui parla il maresciallo. Lo ribadisco: è patologico fare cassa con la sola repressione e per questo è indispensabile che il governo fissi come obiettivo prioritario dell’Agenzia delle entrate l’aumento del gettito naturale per ciascuna provincia, prevedendo che siano resi noti i target assegnati a ciascuna Direzione provinciale, dati sino a oggi tenuti sempre riservati».

Che cosa altro condivide nelle parole del maresciallo?

«Ha ragione quando dice che Guardia di finanza e Agenzia delle entrate cooperano molto poco e sembrano due mondi separati, se non addirittura in competizione, come ha dimostrato il blitz di Cortina. È vero pure che i finanzieri impiegati nell’attività di contrasto all’evasione sono un numero davvero esiguo (6mila su 60mila), mentre per fare prevenzione, informare i contribuenti e incoraggiare l’adempimento spontaneo bisognerebbe togliere personale dagli uffici».

Il «nostro» verificatore parla anche di totale mancanza di stimoli, a fronte di molti rischi …

«Anche su questo sono d’accordo con lui: purtroppo il Corpo non ha i mezzi per motivare i suoi agenti, neppure quelli più qualificati. Invece bisognerebbe remunerare in modo congruo le professionalità migliori, come il maresciallo della tributaria intervistato da Libero»

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