raccoltaAIUTIAMO I CITTADINI MILITARI A RIMUOVERE IL “FILO SPINATO” CON CUI SI CERCA ANCORA DI TENERLI SEPARATI DAL RESTO DELLA SOCIETA’  CIVILE – Intervento di Giuseppe Fortuna al VII Rapporto nazionale Pit Servizi di Cittadinanzattiva (17 marzo 2007)

filo spinato Sono Giuseppe Fortuna e porto a questa Assemblea il saluto dell’Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà, di cui sono presidente del direttivo nazionale. Ficiesse è una associazione culturale nata nel 1999 che, dopo alcuni anni di difficoltà, dovuti al fatto che eravamo stati inopinatamente considerati un sindacato, è tornata da qualche mese a crescere con forza. Abbiamo oggi oltre duemila iscritti, distribuiti in 19 sezioni territoriali.

Il nostro principale obiettivo è quello di riuscire a far colloquiare tra loro, sul campo delle proposte concrete, due soggetti: gli appartenenti alla Guardia di finanza, che sono lavoratori e cittadini a status militare, e i cittadini comuni. Un progetto ambizioso: noi vogliamo eliminare o ridurre fortemente la storica (e anacronistica) situazione di separatezza che divide la società militare dalla società civile. 

Sapete perché dei militari si parla così poco in Italia? Perché così poco si sa? Perché si tratta, appunto, di un mondo “separato”, che segue logiche diverse, a volte opposte, a quelle della società civile. I militari lavorano in luoghi impenetrabili, circondati anche idealmente da filo spinato e barriere culturali.

Perché hanno una sanità interamente dedicata a loro? Perché deve seguire logiche diverse da quella dei cittadini comuni.

Perché hanno un corpo di giudici dedicato esclusivamente a loro? Per lo stesso motivo.

Ebbene, dietro quelle barriere visibili e invisibili c’è un mondo che chiede di crescere insieme al resto della società civile. Che chiede con forza alcuni DIRITTI MINIMI, ancora oggi pervicacemente negati. Minimi, ripeto, perché stiamo parlando di libera manifestazione del pensiero e di libertà di associazione. 

Noi stiamo facendo da anni una battaglia per creare dei canali di comunicazione permanente e dei nuovi vincoli di solidarietà tra i cittadini e questa parte importante del paese. Vogliamo costruire un ponte, fatto di scambi di idee e di proposte – concrete – e di progetti realizzati, tra civili e militari.

Cosa proponiamo di concreto a Cittadinanzattiva?

Proponiamo un percorso, un impegno comune, in un campo di fondamentale importanza per ciascuno di noi: quello della riforma delle strategie fiscali e, più in generale,  della riforma delle pubbliche amministrazioni.

Alcuni mesi fa abbiamo pubblicato un nostro documento di analisi e proposta, che abbiamo intitolato “Contribuenti per scelta” e che è disponibile nella prima pagina del nostro sito internet www.ficiesse.it

Sulla base dei contenuti di questo documento, proponiamo di lavorare a un progetto comune, noi, CittadinanzAttiva, le Agenzie, la Guardia di finanza, per rendere i cittadini protagonisti del miglioramento delle politiche fiscali che si attuano sul territorio.

Come? Partendo dal basso, dalle esigenze concrete della gente, dai fatti reali.

Quanto tempo ci mette un cittadino per ottenere dall’amministrazione finanziaria un rimborso a Torino? Quanto per avere la stessa somma a Macerata? O a Cagliari? Quante cartelle pazze sono state inviate a Reggio Calabria? E a Reggio Emilia?

Si tratta perciò di intercettare i problemi, raccogliere i dati, misurare i fenomeni, confrontare le prestazioni dell’amministrazione, individuare le migliori (le best practice), chiedere, insistere e pretendere che ci si sforzi per replicarle ovunque. 

Dobbiamo attrezzarci per ottenere miglioramenti non astratti, ma concreti, per ciascun cittadino e con riferimento al suo territorio. Non servono soltanto le sintesi nazionali. Ci vogliono i dati disaggregati, quelli veri, verificabili sulla pelle di chi vive, lavora e si impegna. I cittadini devono entrare nei processi decisionali partendo dal basso: dalle realtà visibili del quartiere, del municipio e del comune. 

Non stiamo inventando nulla. In Gran Bretagna esistono i public service agreement, accordi con cui le amministrazioni si impegnano a ottenere dei risultati concreti con i cittadini. Dobbiamo andare anche noi in quella direzione. E’ necessario iniziare un percorso che porti i cittadini “dentro” i processi decisionali della pubblica amministrazione e dia loro un ruolo da protagonisti 

Gli strumenti legislativi già ci sono. Dal 1990 in poi c’è stata in Italia produzione normativa imponente che va in questa direzione. A cominciare dalla legge 241, in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. Poi il decreto legislativo 29 del 1993 (ora 165 del 2001), col nuovo ordinamento del lavoro delle amministrazioni pubbliche, la separazione tra indirizzo politico e gestione e la distinzione tra direttive generali del ministro e gli atti di competenza dirigenziale. Quindi la legge 675 del 1996 (ora decreto legislativo 196 del 2003), che ha ridefinito i diritti della persona e apprestato nuovi incisivi strumenti di tutela. E il decreto legislativo 279 del 1997, che ha imposto una contabilità dello Stato per destinazione economica e centri di costo. O ancora il decreto legislativo 286 del 1999, in materia di meccanismi di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle amministrazioni pubbliche. 

Ma queste esigenze sono fortemente avvertite anche dalla politica. Come dimostra, da ultimo, il Memorandum d’intesa su lavoro pubblico e riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche firmato il 18 gennaio scorso dal Governo e dalle tre principali confederazioni sindacali.

Noi crediamo che un ruolo determinante in questo percorso ce l’abbia anche la vostra grande Associazione. E ci rendiamo disponibili per mettere a disposizione di Cittadinanzattiva un po’ di esperienza e molta passione.

 

GIUSEPPE FORTUNA