corsera 2003

NON È POSSIBILE IMMAGINARE (16 aprile 2009)

Non è possibile immaginare quale impatto possa avere su una persona ignara e innocente un procedimento penale per un’accusa infamante come quella di diffusione in internet di materiale di pornografia minorile. Cosa significhi leggere, a un anno dalle perquisizioni subite, la notizia del procedimento sulla prima pagina dal quotidiano più letto d’Italia collegata ad operazioni di polizia giudiziaria completamente diverse e se possibile ancora più aberranti, come fatti di prostituzione minorile e sequestri di siti pedofili sulla West Coast statunitense. Il constatare che il quotidiano più diffuso d’Italia abbia ritenuto di riportare la notizia con elementi precisi per una facile identificazione del “mostro”. E di farlo senza alcuna verifica, sebbene deontologicamente obbligatoria, presso il magistrato inquirente arrivando a chiosare, con un’affermazione risultata poi completamente falsa, che “per l’ufficiale è pronta la richiesta di rinvio a giudizio”. Non poter capire perché il pubblico ministero non avesse chiesto al giudice per le indagini preliminari l’immediata archiviazione del procedimento, come risultava palese dalle evidenze “tecniche” prodotte e nonostante palesi irregolarità procedurali. E perché, trascorso un altro interminabile anno, si fosse infine risolto a contestare il meno grave quanto altrettanto insussistente reato di “detenzione di materiale di pornografia minorile” disponendo in tal modo il giudizio diretto senza passare per il vaglio del giudice per le indagini preliminari. 

Non si può capire cosa significhi vivere altri quattro lunghissimi anni nel timore che qualcuno potesse tornare a dispensare alla stampa i tuoi dati personali in conferenze per altre operazioni antipedofilia. Col rischio che la notizia potesse giungere stavolta a conoscenza di un genitore malato di gravissime sindromi ansiogene, che ne sarebbe rimasto ucciso, e di figlie in età infantile e scolare. Il non riuscire a comprendere per quali motivi, nonostante prove documentali, sia tecniche che logiche così precise, doviziose e incontrovertibili, si fosse incredibilmente potuti pervenire al dibattimento. E macerarsi nel sospetto che qualche ruolo in queste decisioni, e magari anche in quelle future, potessero averlo avuto e potessero averlo ancora errori, incapacità e basse convenienze altrui.

Dico soltanto che si provano sensazioni di ansia, di impotenza e di rabbia che fanno comprendere come mai, in questi casi, gli innocenti possano risolversi al suicidio.

Alla fine, la sentenza di assoluzione è giunta dopo il primo grado. Con il pubblico ministero titolare del procedimento rimasto sempre assente a tutte le udienze e il giudice del dibattimento che ha più volte osservato, come risulta in atti, di non essere riuscito a comprendere in “cosa” esattamente l’accusa consistesse (<<il discorso delle immagini in questo processo rimane un mistero>>).

Subito dopo la sentenza, ho presentato alle autorità competenti una denuncia/richiesta di valutazione ampia, analitica e documentata per calunnia e illeciti disciplinari con riferimento al profilo investigativo. Mentre sono stato costretto, per tutelare il genitore, a rinviare gli accertamenti sul profilo giornalistico e su quello giudiziario.

Per i quali verrà il tempo.

Impossibile immaginare 001