CON L’ “OPERATIVA” ORLANDI AGENTRATE E FIAMME GIALLE FINALMENTE INIZIANO A COLLABORARE. MA E’ FORSE UTILE RACCONTARE L’ESPERIENZA ROMANA DI TRENT’ANNI FA DEL GENERALE “GIULIANO” – di Giuseppe Fortuna (23 ottobre 2014)

orlandi

Ricordate quando Guardia di finanza e Agenzia delle entrate erano mondi separati? Quando nelle rispettive relazioni annuali le due istituzioni stavano ben attente a non citarsi mai (http://www.giuseppefortuna.it/?p=207)?

Ricordate le polemiche, solo a maggio scorso, tra Befera e Capolupo sull’intervento di Cortina, con il comandante generale che precisava ad Avvenire che la Guardia di finanza <<non attua blitz simili>>? E l’assurdità di funzionari civili scortati per controlli fiscali in ambienti “difficili” da agenti della polizia municipali e non dai finanzieri baschi verdi? O le due impiegate uccise da uno squilibrato nell’ufficio Equitalia di Perugia dove, incredibilmente, in momenti come questi  non c’erano (e non ci sono neppure adesso) finanzieri in servizio di prevenzione?

Bene, il problema – gravissimo -, tra Agenzia e Corpo militare delle Fiamme Gialle, quelli che in passato abbiamo definito “avversari biologici” e in un’occasione addirittura “fratelli/coltelli”, sembra in via di soluzione, almeno a giudicare dalla notizia riportata ieri i media nazionali: “Scoperta evasione miliardaria: perquisizioni in tutta Italia, 62 indagati”. Decine di perquisizioni operati dai finanzieri in cinque regioni <<che rappresentano lo sbocco di una inchiesta della task force anti-frode dell’Agenzia delle Entrate che ha visto impegnati oltre settanta finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria e reparti della guardia di finanza>>.

Quindi, da cittadini attenti a questi fenomeni, possiamo dire finalmente “bravi” ai vertici di due Istituzioni che sembra abbiano deciso di collaborare e di interagire come serve al nostro paese in questa difficilissima fase di transizione verso il nuovo.

Rossella Orlandi, va detto, non viene dal mondo bancario e della riscossione come il suo predecessore Attilio Befera. Che tanto (e anche bene) ha fatto nella riorganizzazione dell’Agenzia e nella costituzione ex novo di Equitalia (organismo inevitabilmente antipatico, che però funziona). Ma che, come abbiamo detto in più occasioni, è stato carente in punto di sostegno e impulso in ciascun singolo territorio delle attività di imprenditori, commercianti, artigiani e agricoltori. E in tempi di recessione non è pecca da poco.

Si trattava, d’altra parte, di difetto genetico, proprio perché Befera veniva dal mondo bancario e quindi per lui contavano gli “obiettivi monetari”, cioè i SOLDI IN CONTANTI (l’anno scorso ben 13,4 mliardi di euro) fatti entrare nelle casse dello Stato per l’azione di controllo, di accertamento dell’Agenzia e di riscossione, con le buone e (specialmente) con le cattive. Ma comunque inevitabilmente da soggetti “liquidi”. Che però è voluto dire inevitabilmente: lasciamo perdere quelli non liquidi, e quindi chissenefrega della prevenzione, dell’adempimento spontaneo e della riduzione del tax gap.

Così, nell’era Befera ci sembra sia stato fatto poco, sempre a nostro avviso, su cosa serve ora e per davvero al paese. Cioè: sostegno alle attività produttive, spinta fortissima per incoraggiare l’adempimento spontaneo, la trasparenza e la partecipazione attiva, trasparenza sugli obiettivi assegnati alle Direzioni provinciali, partecipazione alla loro determinazione e valutazione dei risultati ottenuti anche da parte degli stakeholders territoriali, individuazione delle prestazioni nazionali migliori su cui tarare gli obiettivi di miglioramento (e non sui  costi standard), ecc. ecc. ecc.

E’ certamente positivo che la direttrice Orlandi sia un’interna, che venga dalla prima linea e che abbia anche lavorato molto con l’autorità giudiziaria, visto che, come si legge in un suo curriculum, ha seguito <<personalmente alcune delle più rilevanti inchieste di rilevanza nazionale in materia di evasione fiscale, collaborando con le principali Procure d’Italia e ottenendo significativi risultati in termini di recupero del gettito e di deterrenza>>.

Ma  proprio per questo la Dottoressa corre i rischi che gli operativi “puri” inevitabilmente quando arrivano ai vertici e vengono in contatto con l’ovattato, furbesco, ipocrita e trasversalmente coeso mondo della burocrazia e della politica nazionale, le cui insidie non sono facilmente visibili, ancor di più se si proviene da regioni che funzionano come la Toscana e il Piemonte.

Per capire, racconto una storia vera, che i finanzieri più anziani conoscono bene.

C’era una volta, e neanche tanti anni fa, il generale “Giuliano” (questo il suo nome di battesimo), un vero e proprio mito nelle Fiamme Gialle, che durante la guerra era stato anche partigiano guadagnandosi, come si legge nel sito gdf.it, la qualifica ufficiale di “patriota”. Giuliano era anche lui un operativo, pieno di carisma e di energia, con centinaia e centinaia di arresti alle spalle, mafiosi e camorristi compresi, una mobilitazione personale e di gruppo di grande livello per il terremoto dell’Irpinia del 1980 (era comandante di Zona a Napoli) e tanti reparti territoriali, sia al nord che al sud, letteralmente “ribaltati” al suo passaggio.

Ma Giuliano non aveva mai fatto servizio a Roma e noi finanzieri, di ogni ruolo e grado, aspettavamo con fiducia che diventasse comandante in seconda, il massimo grado allora raggiungibile da un ufficiale del Corpo, certi che avrebbe finalmente “ribaltato” anche il Comando generale e cambiato le cose che non andavano. E lui alimentava le aspettative con un modo di dire diventato celebre in quel periodo: <<Appena arrivo in via Sicilia (allora, la sede del Comando generale, NDR) butto giù le porte a “panzate”>>.

Attraversò il portone di via Sicilia il 3 gennaio del 1986 e ci rimase un anno esatto, fino al 3 gennaio 1987. Io arrivai a settembre di quello stesso anno, ma le porte del Comando generale erano rimaste come prima: tutte in piedi e ben serrate rispetto al nuovo.

Così, appena entrai un po’ in confidenza con un capufficio di lungo corso, gli chiesi cosa fosse cambiato dopo la gestione dell’appena pensionato generale Giuliano. Il capufficio terminò di leggere l’appunto che aveva tra le mani, quindi alzò gli occhi, mi sorrise e chiese con voce quieta: “Giuliano chi?”

In bocca al lupo alla dottoressa Orlandi. Ne ha e ne abbiamo bisogno.

 

GIUSEPPE FORTUNA (direttore dello Sportello Efficienza Trasparenza e Partecipazione e dello Sportello Anticorruzione della “libera” Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà www.ficiesse,it)

 

P.S.: Leggi QUI chi era Giuliano Oliva

Oliva[1]

 

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