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COSÌ NON VA – di Giuseppe Fortuna (19 luglio 2015)

Gli aspetti gravi e inquietanti che emergono dalla vicenda LCRA (Letta/Capolupo/Renzi/Adinolfi) sono due. Il primo è la prova imbarazzante dell’esistenza di una confidenza, di una contiguità e di un rapporto guascone del tutto impropri e inaccettabili tra l’esponente di vertice della politica nazionale (Renzi) e un esponente di vertice di un’amministrazione di polizia (Adinolfi). E’ chiaro che in questo non c’è nulla di illecito, ma personalità che svolgono funzioni dialettiche e di reciproco controllo non possono scambiarsi epiteti da bar, come quelli che abbiamo letto. Renzi si decida a capire che il suo ruolo è cambiato; rispetti e si faccia rispettare da chi svolge funzioni diverse dalle sue, perché ha in mano il destino del paese e dei nostri figli. E la forma è sostanza.

Il secondo è che Letta ha rinnovato Capolupo: 1) quando sapeva benissimo che stava per andarsene e che stava per cedere la presidenza a Renzi; 2) sei mesi prima del tempo, visto che la proroga DOVEVA ESSERE FATTA A GIUGNO e non a gennaio; 3) nonostante il comandante generale non avesse fatto né annunciato alcuna delle riforme e delle innovazioni che servono all’istituzione di cui è il servitore in capo e non abbia saputo gestire il caso Spaziante (diventato ugualmente comandante in seconda nonostante lo scandalo delle raccomandazioni di Lavitola all’allora presidente del consiglio Berlusconi).

Da tutto ciò si ricava l’impressione che le nomine di vertice di istituzioni fondamentali e delicate come la Gdf dipendano più dalla capacità dei loro burocrati di tessere reti di amicizia e di impropria confidenza e dagli interessi dei palazzi della politica che non dal fare ciò che serve ai cittadini italiani.

Giuseppe Fortuna

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