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QUELLE IDENTITÀ COLLETTIVE CHIAMATE RELIGIONI – di Giuseppe Fortuna (4 marzo 2016)

Di seguito, la trascrizione di un dialogo che si è sviluppato nei giorni scorsi nel forum pubblico del sito www.ficiesse.it.

AMICO1 (messaggio 20 febbraio 2018 – 16:01)
… Proprio perché è nella natura umana “credere”, ci sono sempre state persone che hanno sfruttato questa caratteristica dell’uomo, per i propri scopi e per lucrarci su. Oltretutto, se un miliardo di persone crede ad una cosa stupida, la cosa non cessa di essere stupida.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 20 febbraio 2018 – 17:51)
Non concordo. Le religioni sono cose tutt’altro che stupide perché si sviluppano per rispondere a due esigenze proprie soltanto dell’uomo, unica specie vivente (almeno tra quelle che abbiamo conosciuto fino ad oggi, ché fuori del sistema solare ancora non siamo andati) che ha consapevolezza di esistere e di essere inserito in un cosmo immenso, coordinato ed armonico. La prima esigenza è quella di determinare regole di comportamento quotidiano che, dalla logica del branco, propria di tutti i gruppi di primati e basata sulla violenza del maschio più forte, ci hanno permesso di crescere numericamente, di aggregarci e di diventare dapprima popoli e nazioni, poi universalità di popoli e di nazioni. La seconda esigenza è permettere ai singoli appartenenti al popolo/universalità di popoli di vincere l’angoscia della morte, morte propria e dei propri cari, e del non essere più. Un dolore che può semplicemente fare impazzire.
Le religioni, quindi, nascono dall’uomo e, in quanto prodotto umano, con l’evolversi delle conoscenze dei popoli cambiano le loro regole e le loro narrazioni. È così che si spiega, ad esempio, il comportamento oggi incomprensibile del Dio della Genesi, che impose ad Abramo di sgozzare il figlioletto Isacco come prova della sua obbedienza fermandolo soltanto un istante prima che il sacrificio (adesso si direbbe “omicidio”) fosse portato a termine. Farebbe altrettanto il Dio dei giorni nostri? Certo che no. Ma erano quelli gli insegnamenti capaci di tenere unito il popolo ebraico di quattromila anni fa.
Ma la flessibilità, cioè la capacità di evolversi, ha caratterizzato non tutte le religioni ma soltanto una piccola parte, tant’è che la stragrande maggioranza sono scomparse nel corso dei secoli. In più, una religione capace di evolversi non è detto che riesca a farlo con lo stesso passo nei diversi periodi storici.

AMICO2 (messaggio 20 febbraio 2018 18:03)
L’ uomo, anche se solo con un mezzo meccanico senza pilota, ha superato il sistema Solare già da tre anni, con la Voyager 1, questo per pura curiosità.
E’ certo che l’uomo ha inventato le religioni, infatti sono da convertire; ma con tutte le loro lacune esse hanno proiettato l’umanità fin qui, da millenni ormai.
Una cosa è accertata e visibile a tutti, miliardi di anni fa uno scoppio tremendo ha creato un universo perfetto, negli universi non vige il caos ma l’ordine estremo, tutto collima; qualche perditempo ha imputato tutto questo al caso, ad un incidente fisico. 
Osserviamo la nostra Terra: distanza dal Sole ottimale, una decina di km in meno o più farebbero decisamente la differenza, o troppo caldo o troppo freddo; giusta inclinatura dell’asse, per le stagioni; giusta e vitale distanza dalla luna; acqua dolce e salata e tant’altro…tutte coincidenze
Parli della paura di morire delle persone, esorcizzare scrivi, l’uomo non teme la morte quanto la sofferenza.

AMICO1 (martedì 20 febbraio 2018 18:45:31)
Trovo che l’argomento sia molto interessante e meritevole di approfondimenti. Non so. Se dovessi risponderti qui (rispondere a GiuseppeFortuna, NDR), in questo specifico post, magari potrei sembrare inopportuno o fuori tema.
Ora non riesco a risponderti nell’imminente per motivi personali, ma se qualcuno ha voglia di creare un apposito post per discutere di un argomento tanto interessante, sarei ben lieto di affrontare l’argomento portando ad esempio fatti storici concreti e situazioni attuali e reali, che riguardano gli effetti tutt’altro che positivi della religione sulla società attuale.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 20 febbraio 2018 18:54)
Caro Amico2, secondo te da questa perfezione cosa dobbiamo dedurre?

AMICO2 (messaggio 20 febbraio 2018 19:22)
Caro sig.Fortuna, piacerebbe, invece, sentire la tua di deduzione.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 20 febbraio 2018 19:28)
Ok, Amico2. Però poi me la dici la tua? :-)

AMICO2 (messaggio 20 febbraio 2018 20:04)
Certo.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 22 febbraio 2018 23:38)
Dico la mia non su cosa noi uomini “dobbiamo” dedurre, ma (1) su cosa “possiamo” dedurre e (2) su cosa “ci conviene” dedurre dalla perfezione dell’universo.
Sotto il primo profilo, a mio avviso, non possiamo dedurre assolutamente nulla, perché quasi nulla sappiamo. Il big bang, oltre a essere non un evento accertato ma una mera teoria, un’ipotesi, una congettura, non dà risposte alla domanda fondamentale: “da dove viene tutta questa energia”, oltre che tutta questa materia. Non l’energia del big bang, ma l’energia che muove le cose grandi e le cose piccole, come le dita che sto muovendo sulla tastiera o che muove gli occhi e il cervello di Amico2 che legge queste righe.
Qual è l’origine di questa energia immensa? Le risposte degli uomini tendono ad essere in linea con la loro esperienza: se noi esistiamo perché messi al mondo da genitori, l’universo certamente esiste per volontà di un genitore/Dio. Che non a caso si comporta come un padre.
Ma se tutta questa energia viene da Dio, questo Dio da dove viene? da un altro Dio? il quale a sua volta proviene da un creatore antecedente?
Non sono domande semplicistiche, ma interrogativi che si sono posti filosofi cattolici come il frate francescano Guglielmo di Occam, nel XIV secolo, noto per il suo “rasoio”, e, due secoli prima, il chierico Pietro Abelardo, che aveva ammonito: non dobbiamo credere in ciò che non riusciamo a comprendere (nihil credendum nisi prius intellectum).
Ma, allora, le religioni sono truffe? Secondo me, assolutamente no.

(continuo domani con il secondo profilo)

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 26 febbraio 2017 22:23
Passo a cosa “conviene” dedurre, a noi uomini, dalla complicata perfezione dell’universo.
Già ho detto che le religioni sono cose tutt’altro che stupide perché si sviluppano per due principali esigenze: stabilire e far rispettare le regole collettive, grandi e piccole, di comportamento quotidiano permettendo così ai “branchi” di homo sapiens di diventare popoli e nazioni e di cercare di far superare l’angoscia della morte, del non esistere più, tipica dell’uomo, unico essere vivente che da decine di migliaia di anni, e prima ancora di aver inventato la scrittura, onora e tumula i suoi morti.
Abbiamo detto anche che qui cade il primo “asino”, perché la cultura e la capacità speculativa dei popoli non rimane sempre la stessa nella storia, ma si evolve e progredisce anche molto in fretta. Come in Grecia, dove gli invasori bestiali che fecero strage dei popoli pre-ellenici in un paio di secoli raggiunsero vette nella matematica e nella filosofia ancora oggi considerate eccelse. O come nel Rinascimento, quando la conoscenza divenne “scienza”. O nei giorni nostri, nell’era della comunicazione globale e istantanea.
La conseguenza è stata che le religioni che non sono state capaci di tenere il passo si sono estinte, mentre pochissime altre sono riuscite ad adattarsi e ad evolversi. Così, in occidente, è riuscito ad adattarsi l’ebraismo, la religione monoteistica più antica con i suoi quattromila anni di storia. Ma ancora meglio hanno fatto il cristianesimo (duemila anni di storia) e l’islamismo (quasi 1400). L’ebraismo, d’altra parte, non è una religione “universale”, riguarda il solo popolo ebreo (13 milioni di persone in tutto il mondo) e quindi non è esportabile, non si adatta a nuove nazioni e a nuove genti e pertanto non cresce. Le altre due invece lo sono e si sono diffuse: un miliardo e mezzo di persone per l’islam, due e mezzo per il cristianesimo (al lordo di tutte le sue “varianti”).
Ma in questi anni la sfida è diventata ancora più ardua perché sono letteralmente “esplose” le comunicazioni interpersonali e dopo le rivoluzioni della scrittura, della stampa, della radio, del telefono e della televisione, ne stiamo vivendo un’altra, ancora più rapida e pervasiva, quella della “comunicazione globale”: tutti possono parlare con tutti, tutti possono scrivere e leggere di tutto, tutti possono farlo in tutto il mondo, tutti possono farlo in tempo reale. 
Questa ulteriore evoluzione sta avendo un impatto enorme su tutte le religioni, chiamate ad indicare comportamenti e ad esprimere valori validi ad ogni latitudine per tutti i popoli del mondo. Sfida che genera tensioni e timori come mai è avvenuto in passato, testimoniate, tra l’altro, dalle dimissioni di papa Benedetto XVI, unico pontefice dimissionario in duemila anni di storia della Chiesa di Roma.
Ma il cattolicesimo, rispetto alle altre religioni, ha il vantaggio che le sue dottrine fondamentali sono state strutturate fin dal loro nascere su più “livelli” di lettura e di interpretazione, livelli provenienti al suo nascere dalla filosofia ellenistica, quindi dal pensiero millenario dei filosofi cattolici, poi dal confronto con la riforma protestante e infine dalla rivoluzione dell’illuminismo e della scienza. Una profondità che può riuscire a soddisfare – ma non è scontato che accada – la rivoluzione della comunicazione globale continuando a tenere insieme la gente comune con i nuovi filosofi e gli scienziati moderni (diversi dei quali infatti si dichiarano credenti).
Esempio emblematico è il “mistero della Trinità”, del Dio uno e trino, di cui i vangeli canonici nulla dicono e di cui Gesù mai ha parlato, un dogma espresso trecento anni dopo la morte di Cristo, che deve obbligatoriamente essere accettato da chiunque si professi cristiano e viene ribadito ogni volta che ci si fa “il segno della Croce”. Ebbene, questo dogma centrale presenta più livelli di lettura, tra cui quello di identificare il “figlio” negli esseri viventi, lo “spirito santo” nella vita che si trasmette di generazione in generazione e “Dio” nell’insieme che il tutto contiene, cioè nell’universo fatto di energia e di materia. Insomma, l’Uno di Plotino, il filosofo più grande.
In conclusione, non bisogna mai deridere le religioni perché sono la nostra storia, la nostra cultura e il nostro futuro.

AMICO1 (messaggio 26 febbraio 2018 22:37)
Scusami ma non sono d’accordo. Questo è il punto di vista di un credente. Sarebbe come chiedere all’acquaiolo: “com’è l’acqua?”.
Le religioni sono state sempre deleterie per l’umanità. Guerre, discriminazioni, intolleranza, odio, malaffare, pazzia, misoginia, pedofilia, violenza, etc…molto spesso sono scaturite proprio dalla religione, dalla fede.
Sono uno strumento in mano ad una piccola cerchia di soggetti che, grazie proprio all’imposizione di precetti morali ed all’indottrinamento forzato sin dall’infanzia, si sono garantiti previlegi e potere. 
Negare questa evidenza, equivale a “mettere la testa sotto la sabbia”.
Io critico duramente le religioni, tutte, indistintamente, ed è per questo motivo che la mia intenzione, è sempre stata quella di educare i miei figli ad assumersi le proprie responsabilità, a maturare uno spirito critico e ad agire soprattutto secondo coscienza, e non a credere che qualche essere invisibile stia li ad osservarli e a giudicarli tutta la vita.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 26 febbraio 2018 22:46)
Sicuro di aver letto con attenzione?

AMICO1 (messaggio 26 febbraio 2018 22:48)
certo…da quello che hai scritto, sei a favore della religione cattolica, e ragioni da credente. Semplice.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 27 febbraio 2018 12:03)
Il credente nel verbo cattolico può non credere nell’esistenza di un Dio creatore? Può non credere nell’immacolata concezione? Può non credere nella risurrezione fisica di Cristo? Può non credere in miracoli originati da interventi divini?
Chiediamo a papa Francesco? .

AMICO1 (messaggio 27 febbraio 2018 12:19)
Chiunque si definisce credente e, soprattutto, “cattolico”, non può negare cose come l’immacolata concezione, la risurrezione, l’assunzione di maria in cielo, etc…sarebbe come dire: “””sono vegano non praticante””, nel senso che dico di essere vegano, ma ogni tanto mangio una fettina di carne.
E’ un modo di agire e di ragionare ipocrita, incoerente.
Ma nell’altro post, tu avevi scritto: “““““Ma la mia – ripeto e concludo – non è una condanna del cattolicesimo. IO LO AMMIRO IL CATTOLICESIMO. Perché la dottrina della chiesa romana si è dimostrata più ricca, più flessibile, più articolata e più complessa, e quindi PIU’ MODERNA, di molte altre religioni. Anche se inevitabilmente anche la più contraddittoria. Da cui il suo successo, la sua espansione planetaria e la sua utilità al progresso dell’uomo. L’animale che pensa”””””.
Tu ammiri il cattolicesimo…io no.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 27 febbraio 2018 15:30)
Ammiro il cattolicesimo perché, come ho scritto, compendia nella sua evoluzione e con le sue apparenti contraddizioni il percorso che sta compiendo l’uomo.
Mi colpiscono, ad esempio, quelle rare volte che vado in chiesa, per un funerale o per un matrimonio, le singole parole, i singoli gesti, gli abiti e le simbologie utilizzate nelle celebrazioni, che sono anch’esse il risultato di un lunghissimo percorso evolutivo.
Ovviamente, posso parlare soltanto di Chiesa cattolica perché soltanto i suoi riti conosco, venendo da una famiglia di praticanti. Ma credo che le altre religioni siano ugualmente interessanti perché rappresentano le sofferenze, le paure e le speranze dell’essere umano. E per questo non vanno assolutamente derise.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 27 febbraio 2018 12:09)
Amico1, ma tu l’hai detto qualche volta ai tuoi figli: “bravo, questo si fa” e “no, questo non si fa?”. Tipo, non picchiare la tua sorellina e dobbiamo attraversare sulle strisce solo quando il semaforo è verde?

AMICO1 (messaggio 27 febbraio 2018 12:17)
Certo. Sicuramente devono sapere che devono rispettare le regole sociali, non perché devono compiacere un essere invisibile, o perché magari così facendo, guadagnano un gradino in più verso il paradiso.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 27 febbraio 2018 15:09)
Ciò vuol dire che stai trasmettendo ai tuoi figli regole di comportamento e valori morali che provengono dalle generazioni che ti hanno preceduto in un cammino di migliaia di anni. Stai trasmettendo un’identità sociale e culturale, cioè una vera e propria “RELIGIONE”, sebbene, nel tuo caso, agnostica, cioè negatrice di una divinità superiore; come agnostica dovrebbe essere, se non sbaglio (perché non l’ho approfondita), la religione buddista.

AMICO1 (messaggio 27 febbraio 2018 15:34)
Errato. La mia non è una religione. Io non impongo ai miei figli di credere a degli assurdi dogmi. Non gli impongo di credere che la terra di mezzo del romanzo di Tolkien sia realmente esistita (tanto per fare un esempio).La religione, presuppone l’accettazione passiva alle verità di fede che sono assolutamente “CONFUTABILI”. 
La mia educazione si basa sulla coscienza, sull’avere sempre uno spirito critico, e di non fidarsi mai di chi dice di fidarsi di lui, di chi millanta di avere poteri soprannaturali, di chi dice di vedere esseri invisibili e di chi aiuta il prossimo soltanto con delle belle parole e non con i fatti.
Inoltre, vi ricordo che l’utilizzo delle parole “madre chiesa” e “padre”, riferendosi alla figura del prete, è stata ben pensata e ben ragionata dai capi religiosi. Così facendo, abituando il popolino ad avere soggezione, facendoli regredire a livello infantile. 
Chi metterebbe mai in discussione la “parola di una madre o di un padre”???
Tutto studiato a tavolino benissimo…e la gente ci è cascata, grazie anche al fatto che in passato, gli scolarizzati, erano la maggioranza, cosa che invece non accade attualmente. Ed ecco perché la chiesa è in crisi ed ha dovuto chiamare a fare un po’ il PR un gesuita come Francesco, un simpaticone. Simpaticone che però, non ha fatto nulla contro la pedofilia…nel nome di dio.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 27 febbraio 2018 11:15:05)
“La mia educazione si basa sulla coscienza”, scrivi. Bene, quello che tu chiami coscienza io la chiamo “religione”. Le religioni – lo ripeto ancora una volta – sono regole e codici di comportamento. Raccomandi ai tuoi figli di avere spirito critico? Di non fidarsi di chi millanta poteri soprannaturali? Secondo la mia lettura, gli stai trasmettendo la “tua” religione, la summa delle “tue” esperienze di vita, il frutto dei “tuoi” successi e dei “tuoi” errori e di quelli elaborati e interiorizzati dalle mamme e dai papà da cui “tu” discendi.
E’ con il cristianesimo che il termine religione è stato collegato alla “sacralità”, alla funzione sacerdotale, alla costruzione di ponti tra l’aldiquà e l’aldilà. Ma altre religioni, come il buddismo (che non conosco e quindi lo dico con beneficio d’inventario), non hanno la pretesa di creare “ponti” tra l’umano e il divino e sono, ugualmente e correttamente, definite “religioni”.
Quindi, tu, caro Platone, come anch’io, come noi tutti, propaghi e propaghiamo ogni giorno negli ambienti in cui siamo inseriti, come anche in questo forum, le nostre “religioni”, cioè le nostre esperienze di vita e le nostre regole etiche di comportamento.

AMICO1 (messaggio 27 febbraio 2018 12:17)
Ma secondo te, come mai dio della bibbia, ha condonato cose come la schiavitù, ha proibito i molluschi, ha definito un abominio i rapporti sessuali tra due persone dello stesso sesso, ma non ha previsto esplicitamente cose orrende come la pedofilia?

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 27 febbraio 2018 15:09)
Il Dio della Bibbia le ha “condonate” per i motivi che ho scritto nella prima parte del mio intervento: perché il Dio della Bibbia è stato creato dagli uomini e non viceversa, e perché gli uomini nel loro percorso evolutivo cambiano i loro canoni morali. 
Così, attraverso Dio sono stati vietati molluschi e carne di maiale, perché a quei tempi erano ritenuti evidentemente nocivi per i climi caldi. E allo stesso modo i giudizi sui comportamenti sono più volte cambiati nel tempo. Per cui l’omosessualità che è stata tollerata per secoli in popoli progrediti (vedi Socrate e Alcibiade, Alessandro Magno ed Efestione, Adriano ed Antinoo), successivamente è stata punita addirittura con la morte da imperatori e re cristiani. Morte che ancora oggi si applica in stati come l’Iran e l’Arabia Saudita.
Ennesime riprove che è la religione al servizio dell’uomo e non viceversa.

AMICO1 (messaggio 28 febbraio 2018 12:10)
Non sono d’accordo per l’ennesima volta. Io non propago nessuna religione. Mi ricordi un po’ quei credenti che affermano “erroneamente”, che anche l’ateismo è una religione. Giusto per essere come sempre un tantino pignolo. Dalla Treccani: ” Religione: complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano CON CIÒ CHE ESSO RITIENE SACRO, IN PARTICOLARE CON LA DIVINITÀ, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso.”””
Nella mia educazione, non c’è nulla di sacro, non impongo di dare per scontato che certe “credenze” siano verità, e non vi è alcuna ritualità, anzi. 
Il concetto di base è che chi cresce, ed è proiettato verso il mondo, verso la società, a parere mio, dovrebbe mettere sempre in discussione ciò che gli altri professano per verità assolute. 
L’unico modo per crescere in maniera sana, è quello di imparare ad avere uno spirito di osservazione critico e sempre obiettivo. Cosa che invece ancora oggi, non accade per la stragrande maggioranza della società. Molti osservano e giudicano con pregiudizio, con preconcetti, influenzati da una assurda morale che di morale, nei fatti, non ha proprio nulla. Si confonde ciò che è un semplice peccato con un reato (argomento già posto dal sottoscritto in altro topic, ma criticato e lasciato lì..).
Il mio desiderio, sarebbe quello di insegnare tutto ciò…se poi in futuro i figli scelgono di credere, non ci posso far nulla. D’altronde, in italia ci si autodefinisce “cattolici”, soltanto perché è una tradizione. Le famiglie aderiscono a certe usanze ed a certi riti religiosi, senza nemmeno chiedersi il perché. 
Sfido chiunque ad affermare “logicamente” e con “raziocinio”, che se invece di nascere qui, fosse nato in Arabia Saudita, avrebbe creduto alle vergine partorienti, invece che alle 74 vergini nell’aldilà.

GIUSEPPEFORTUNA (messaggio 28 febbraio 2018 14:12)
Caro Amico1, non puoi non essere d’accordo. Hai ripetuto proprio adesso, per l’ennesima volta, che secondo te alcuni comportamenti vanno tenuti e altri comportamenti vanno evitati.
Hai scritto che bisogna avere uno spirito di osservazione critico e sempre obiettivo, che non bisogna osservare e giudicare con pregiudizio e preconcetti, che non bisogna farsi influenzare da “morali”, che non bisogna confondere ciò un semplice peccato con un reato.
Bene. I comportamenti che hai appena indicato sono il risultato (provvisorio) dei percorsi di elaborazione delle centinaia di migliaia di generazioni che ti (ci) hanno preceduto e che io e altri chiamiamo RE-LI-GIO-NE. 
D’altra parte, lo dice anche la Treccani dopo le prime tre righe che hai riportato: “““““Il concetto di religione NON È DEFINIBILE ASTRATTAMENTE, cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento a determinate formazioni storiche. Il termine viene dal lat. religio, PAROLA DI DISCUSSA ETIMOLOGIA, con cui gli antichi Romani indicavano un tipo di atteggiamento di fronte a determinate cose (per es., tombe o genitori); malgrado i caratteri specifici del concetto romano di religio (RELIGIOSUM, IN LATINO, È DISTINTO DA SACRUM), CON IL CRISTIANESIMO IL TERMINE SI È ESTESO A TUTTO QUANTO RIGUARDAVA IL RAPPORTO DELL’UOMO CON DIO.”””””
Sei liberissimo di dissentire, ma non puoi far finta di non comprendere (specialmente con quel nick).