SENZA SOLIDARIETA’ E MERITO L’ITALIA NON HA ALCUNA POSSIBILITA’ DI FARCELA E STATALI E PENSIONATI SONO I PRIMI A NON POTER DORMIRE SONNI TRANQUILLI – di Giuseppe Fortuna (15 agosto 2013)

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Di seguito, alcuni messaggi postati nel forum del sito www.ficiesse.it.

FORTUNA. A me non sembra che un dipendente pubblico oggi possa dormire sonni tranquilli perché se lo stato italiano salta, i primi a perdere il proprio reddito mensile saranno proprio gli statali. A novembre del 2011 siamo andati vicinissimi al baratro (pensiamo davvero che altrimenti Berlusconi – che non lo aveva mai fatto in vita sua – si sarebbe dimesso?) e ancora oggi il pericolo è davvero fortissimo. Il blocco degli stipendi degli statali, evidentemente incostituzionale, ne è la prova. Ed è probabile che un elevato numero di dipendenti pubblici tra qualche tempo dovranno essere licenziati. I problemi, quindi, a me sembrano ben altri e la mancanza di una consapevolezza diffusa su cosa davvero stiamo rischiando mi pare confermata anche da questa discussione.

LOPIO. L’ipotesi di un default dello stato italiano resta remota per la semplice ragione che ancora il 30% del nostro debito pubblico è detenuto in mani estere (soprattutto banche francesi e tedesche). Inoltre un eventuale default significherebbe che lo stato non sarebbe più in grado di garantire molti servizi come ad esempio il pagamento delle pensioni. Insomma sarebbe il preludio ad una guerra civile che nessuno vuole (sopratutto in europa). Non credo che si arriverà  al licenziamento ma quasi sicuramente è allo studio una sorta di pensionamento anticipato per coloro che hanno maturato determinati requisiti. Pensionati che non verranno rimpiazzati. Gli stipendi degli statali andrebbero bloccati almeno fino al 2020 per equipararli agli stipendi del settore privato. Ci sarà  un lento declino, l’Italia tornerà  terra d’emigrazione e le forze migliori saranno rimpiazzate da nordafricani e asiatici, nell’arco di un trentennio assomiglieremo più all’Albania che alla Francia. Dite ai vostri figli di imparare bene l’inglese ed il tedesco.

FORTUNA. Non sono un economista, ma credo che il default di un paese grande come l’Italia sarebbe preceduto dalla nostra uscita dall’euro e probabilmente dalla fine della stessa moneta comune. Nessuno, tanto meno Francia e Germania, avrebbe la forza di governare scenari del genere e sarebbe il caos. In caso di default non si garantirebbe neanche il servizio sanitario, sarebbero probabili svolte autoritarie e le forze di polizia civili verrebbero probabilmente rimilitarizzate. Quanto alla volontà  dell’Europa, come ho appena detto, credo mancherebbe la forza di fare alcunchà©, le nazioni tornerebbero di corsa alle monete nazionali e si potrebbe anche arrivare alla chiusura di frontiere. La probabilità  di disordini aumenta con l’aumentare delle disuguaglianze sociali (che da noi sono esplose negli ultimi anni) e del numero degli indigenti e dei disperati (le rivoluzioni si fanno con la pancia vuota). Se non riusciamo in fretta a diventare competitivi come sistema-paese temo non ci siano molte speranze. D’accordo per le lingue, ma in via generale. Imponiamo invece a noi stessi, a noi tutti, di tutte le età , a cominciare a guardare all’interesse e al bene comune e a rimboccarci le maniche. Chi ha capacità  e tempo si impegni nel sociale e nella politica, proponga e si proponga. E cerchi di prendere il posto degli incapaci, dei servi e degli incantatori di serpenti (oltre che di qualche pregiudicato) che ancora siedono in parlamento.

LOPIO. Come ha detto Draghi, l’Euro è irreversibile. Ad ogni modo l’Italia non la faranno mai fallire, al limite ci costringeranno a ristrutturare il debito ed a tagliare selvaggiamente la spesa pubblica. La Grecia serviva da monito: colpirne uno per educarne 100. Nonostante i tagli apportati c’è ancora molto da risparmiare. Possibile un passaggio al contributivo per tutti, anche per coloro che percepiscono la pensione con il vecchio sistema. Se anche questo non dovesse funzionare allora la BCE potrebbe fare come la FED, diventare prestatore di ultima istanza. Inflazione? Svalutazione? certo…..ma ricordiamoci che l’Euro nel 2002 era a 0,90 verso il dollaro, ora viaggia sui 1,30. Svolte autoritarie? Rivoluzioni? La Nato e l’Europa non lo permetterebbero mai, piuttosto ti mandano i Caschi Blu ed i Marines. Ormai l’Italia è alla stregua di una regione, le decisioni sulla nostra politica economico sociale non vengono più prese a Roma da almeno un decennio. Ritorno alle monete nazionali? Molto molto improbabile. Più probabile che l’Europa ed in primis l’italia diventi una sorta di parco giochi e divertimenti per miliardari arabi e russi. L’Italia non sarà  mai terra di rivoluzioni, piuttosto tornerà  l’emigrazione di massa. Competitivi? Il mondo è cambiato, là  fuori (Asia, Africa e Est Europa) è pieno di giovani affamati, l’Italia è una vecchia sessantenne acciaccata che vive di piccole rendite (ancora per poco), il caso dei nostri Marò e della Ashabaleva dovrebbe farvi riflettere su quelli che sono i rapporti di forza nel mondo di oggi. Gli incapaci ed i servi stanno dappertutto, il problema dell’Italia è demografico. Puoi avere il più grande condottiero del mondo, ma se sei alla testa di un esercito di 50enni stanchi e demotivati non potrai mai vincere contro milioni di forze giovani fresche ed ambiziose.

FORTUNA. I governanti occidentali (e Draghi è uno di questi) dicono quello che serve alle politiche che loro stessi sostengono. Le affermazioni di Draghi sull’irreversibilità  dell’euro sono, a mio avviso, un monito economico e un auspicio politico. Nulla di più. Se infatti un popolo sovrano dovesse decidere, magari con un referendum, di tornare alla vecchia moneta nazionale, che potrebbe fare la BCE e l’Unione Europea se non prenderne atto? Il fatto è che la realtà  è diventata incredibilmente complessa e viviamo in un turbinio di cambiamenti economici, sociali e politici che non si sono mai verificati prima nella storia dell’uomo. Cambiamenti, inoltre, che da regione a regione hanno effetti imprevedibili e tra loro del tutto contraddittori. Fatti, ad esempio, che avvengono in Malesia o in Equador possono un peso in parti lontanissime del globo e rimanere del tutto ignorati in nazioni confinanti. Avvenimenti che si mischiano con altri di segno diverso, perfino opposto, producono risultati imprevedibili e magari, altrettanto imprevedibilmente, si riassorbono dopo pochi mesi o, viceversa, permangono a lungo nel tempo. Quello che è stato sempre vero e si è sempre ripetuto nella storia dell’uomo può essere smentito domani mattina o stasera stessa. Guardiamo all’esempio dell’Egitto, dove stanno avvenendo cose impensabili dopo la pur recentissima “rivoluzione araba” partita dalla Tunisia. Un movimento islamico, tradizionalista ma organizzato, attivo, solidale e capillarmente presente in quella società , arriva al potere per via democratica, col voto, e dopo soltanto un solo anno non è più maggioranza nel paese, subisce contestazioni con milioni di persone in piazza, viene rovesciato con un putsch militare e nonostante ciò ha la forza di scendere in piazza con altri milioni di persone che gridano (non illegittimamente, secondo la cultura democratica occidentale) al golpe e sono pronte farsi ammazzare. Era prevedibile tutto questo soltanto un anno fa? No. E dove si arriverà ? Influirà , e se sì come, sul futuro di quella o di altre del mondo? Possiamo solo fare mere previsioni, visto che pochi chilometri più in là  abbiamo scenari del tutto diversi: in Siria, negli Emirati arabi, in Iran, in Pakistan, in Afghanistan, in Iraq. Vecchio e nuovo, impensabile e previsto, stupefacente e ovvio che si mescolano da un angolo all’altro del globo o a due passi di distanza. Così, in Asia, il virtuoso Giappone ha un debito pubblico superiore a quello italiano: chi l’avrebbe mai detto vent’anni fa? La Corea del sud ha aziende che sconfiggono i colossi industriali statunitensi, mentre la Corea del nord, che le sta attaccata un filo sopra, è comandata da un dittatore (apparentemente) bambino che agita lo spettro novecentesco, da guerra fredda, della bomba atomica (e ha pure studiato nelle migliori università  occidentali). Poi il Brasile, la Russia, lìIndia, il Kazakistan. E dove stanno andando i paesi del centro e del sud dell’Africa, che fanno così poca notizia, almeno in questi mesi, ma hanno risorse naturali infinite? Quello che è sicuro, tornando in Italia, è che dobbiamo informarci, continuare a cercare di capire, a fare previsioni, a discutere tra di noi, ognuno con il suo carattere, le sue paure e le sue speranze. Ma dobbiamo essere attivi, fare, progettare, realizzare. Questo è senza dubbio un periodo esaltante, da vivere con gli occhi e la mente ben aperti, felici di stupirci e anche di riconoscere di aver sbagliato previsioni, ma pronti a rivedere tutto senza paura di riposizionarci. Certo, il rischio di impoverirsi è alto. Ma proprio per questo, prima ci convinciamo – tutti – che dobbiamo imparare a fare squadra, a riconoscere i meriti altrui e a smetterla di rincorrere la ricchezza a scapito degli altri, maggiori saranno le possibilità  di consegnare alle generazioni che ci seguiranno un paese civile e una vita che valga davvero e sempre più la pena di essere vissuta.

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