AUDIZIONE DEL MINISTRO FRATTINI: PAPA’, PANNICELLI CALDI E BIMBI CHE SI VORREBBE NON CRESCESSERO MAI – di Giuseppe Fortuna (4 agosto 2002)

PAPAConsigliamo di leggere il resoconto dell’audizione di Frattini in Commissione Difesa perché è un documento che fa emergere con rara chiarezza le diverse posizioni culturali in campo sul tema del futuro delle organizzazioni militari del nostro paese.

Si nota, ad esempio, come il presidente RAMPONI (AN) si trovi in maggiore sintonia con il diessino ANGIONI che non con il compagno di partito ASCIERTO. E come le affermazioni di ANGIONI contrastino con quelle di LUMIA e RUZZANTE, entrambi del gruppo D.S.

Insomma, in materia di riforma della rappresentanza si fronteggiano due concezioni trasversali agli schieramenti politici. Ramponi ed Angioni, che vantano delle lunghe carriere ai vertici delle Forze armate, rappresentano la visione tradizionale, ancora fortemente radicata nei vertici delle Forze armate.

“Un comandante – ha detto l’ex Numero uno di GDF e SISMI – non può essere controparte dei suoi uomini perché lui è il primo a doverne difendere gli interessi ed è il tutore delle loro condizioni di vita, etiche e morali”.

“La rappresentanza – gli fa eco l’ex capo di Italcon, la felice spedizione italiana nel Libano del 1982 – è un elemento dell’attività  di comando che deve incrementare la capacità  operativa complessiva; i comandanti non possono essere dei datori di lavoro, non possono stare da una parte diversa da quella dei loro uomini”.

E’ Ramponi, però, che utilizza la parola-chiave: tutore, cioè papà .

Per la concezione tradizionale, i militari sono figli che non crescono mai, eterni fanciulloni seguiti passo passo da genitori autorevoli, severi ma giusti, che li guidano e li spronano; magari li puniscono anche, ma sempre per il loro bene; e che li difendono dai pericoli che non sono in grado di vedere da soli.

Ma è davvero questo che serve al nostro Paese? E’ davvero utile rimanere attaccati a una impostazione culturale tanto datata, ora che stiamo per aprire al professionismo? Un professionista ha davvero bisogno di guide per badare ai suoi interessi? Può funzionare un’organizzazione di professionisti gestita con logiche meramente paternaliste?

Ma specialmente, questi “papà  ce l’hanno la forza per interpretare gli interessi del personale anche contro i rispettivi ministri?

In un passato non troppo lontano, quando gli onorevoli Ramponi e Angioni vestivano ancora la divisa da generali dell’Esercito italiano, i vertici militari questa forza ce l’avevano perché il mondo era diviso in due blocchi contrapposti. Ma oggi gli equilibri sono cambiati e l’elite militare, dopo la caduta del Muro di Berlino, non ha più, nei confronti della classe politica, il potere di allora. Con la conseguenza che capi di stato maggiore e comandanti generali vivono anch’essi con la paura dello spoil system, al pari di tutti gli altri dirigenti dello Stato.

Se tutto questo è vero, chi è quel generale che, al giorno d’oggi, può permettersi di dire “signornò” al ministro per difendere le giuste aspettative dei suoi uomini? Chi è che lo farebbe sapendo di andare incontro a una sostituzione più o meno rapida, ma comunque certa?

Ecco perché Cocer hanno perso terreno rispetto ai colleghi sindacalizzati del comparto sicurezza e perché ci troviamo in questa deludente, frustrante situazione di stallo.

Ma ecco anche perchà© bisogna intervenire con urgenza, e con innovazioni vere, con scelte coraggiose cominciando a considerare il militare come un cittadino adulto e rendendosi finalmente conto che coi pannicelli della retorica e del sentimento non si va da nessuna parte.

 

GIUSEPPE FORTUNA